Carmenere, il vitigno ritrovato

September 16, 2017

Uva a bacca rossa, il Carmenere non è un vitigno qualsiasi ed il suo ritorno sulla scena enologica mondiale procurò non poco scalpore. Protagonista dell'ascesa della fama dei vini bordolesi, vide la sua distruzione con l'arrivo della fillossera alla fine dell'800, colpa soprattutto delle sue deboli radici particolarmente attaccate dal parassita. Col debellarsi dell'epidemia, i viticoltori preferirono sostituire le vigne di Carmenere col Merlot, anche in considerazione di altri due fattori negativi di quest'uva, soggetta ad acinellatura e colatura (parziale interruzione della maturazione degli acini e successiva caduta degli acini stessi).

Ed è proprio in questa fase di ripopolamento delle vigne e grazie a somiglianze fisiche delle piante, che il Carmenere venne importato in Italia assieme a barbatelle di Cabernet Franc, ed in Cile con il Merlot.

 

Qui da noi per decenni si pensò che si trattasse di un clone del Cabernet, per questo venne per lo più utilizzato come taglio per donare più intensità cromatica e aromatica, nonostante presentasse grappoli più radi e grandi, fosse più vigoroso e meno fertile.

 

Finalmente, nel 1986, studi ampelografici approfonditi stabilirono che si trattava di una varietà completamente diversa dal Cabernet, ed a mano a mano che venivano riesaminati i vigneti le stime dell'estensione della coltivazione del Carmenere crescevano esponenzialmente: ad oggi si presume siano di almeno 6000 ettari, autorizzati in Veneto, in Friuli Venezia Giulia, in Lombardie ed in Emilia Romagna. Anche in Cile i viticoltori rimasero scioccati quando scoprirono che le migliaia di ettari di vigneti piantati a Merlot altro non erano che Carmenere, e se in un primo momento reagirono addirittura cercando di tenere nascosto l'equivoco, in seguito decisero di fare degli oltre 13000 ettari di Carmenere un loro orgoglio nazionale.

 

In Osteria Monte Baldo troverete alla mescita il Carmenere Vignanima dell'Azienda Il Mottolo di Baone, sui colli Euganei. Carmenere in purezza, fermentato in acciaio e maturato in barriques di diversi passaggi per oltre 20 mesi, con affinamento in bottiglia un anno; è un vino di grande struttura, caldo ed avvolgente, con sentori di spezie e note di cacao, tannico e persistente, da bbinare con piatti di selvaggina o da degustare con una golosa selezione di salumi e formaggi stagionati in queste prime giornate di Autunno.

 

 

 

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